COMUNE DI ALICE CASTELLO

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REPERTI STORICI

STORIA CULTURA > LUOGHI E TERRITORIO

CIPPO BERTOLANI

"Qui riposa Nebonia, signora piissima e di buon ricordo; visse in pace più o meno 90 anni": questa la definitiva traduzione dal latino del misterioso cippo ritrovato all'interno di un muro del castello di Alice qualche anno fa da Anselmo Bertolani. Il singolare reperto si trovava infatti incastonato in una parete ed utilizzato come "elemento costruttivo", ossia come un enorme mattone, e fu in seguito restaurato e studiato da un gruppo di studiosi ed in particolare dall'ispettore della sovrintendenza Filippo Maria Gambari e dall'archeologa biellese Antonella Gabutti. Oggi finalmente dopo alcuni anni di ricerche ed analisi è stata possibile la precisa traduzione nonché la datazione e l'origine del reperto: si tratta infatti di un cippo funerario ricavato da un ciottolo fluviale risalente al VI secolo dopo Cristo. Ma c'è di più, e sta forse proprio qui la notizia più curiosa ed insieme appassionante: il nome Nebonia è infatti di origine celtica. Dice a tal proposito la relazione redatta dall'archeologa Gabutti: "Il nome della defunta, ricollegabile ad onomastica di tradizione celtica, testimonia il perdurare della tradizione celtica locale nell'ambito funerario cristiano".

Il cippo Bertolani

Il reperto di fatto era un "segnacolo" la cui provenienza e la cui collocazione restano comunque ancora avvolte nel mistero: sono state fatte varie ipotesi ma nessuna per ora ha trovato il conforto di prove. Il cippo è comunque visibile al pubblico in quanto è stato collocato qualche tempo fa all'interno della sala del consiglio comunale del municipio di Alice Castello: a tale proposito basterà infatti recarsi in Comune e chiedere in segreteria di poterlo visionare.
Per il "cippo Bertolani" verrà presto infine realizzata una targa con relativa traduzione dal latino ed una breve nota storica sulla vicenda del suo ritrovamento e sull'opera di restauro, al fine di valorizzarne il significato culturale. Fu infatti proprio Bertolani stesso nel 2005 a raccontare in merito una sconfortante vicenda: "Anni fa proposi la pietra ad un museo locale, ma mi fu risposto che le cantine erano già sature di materiale da catalogare, per cui se ne sarebbe parlato più avanti. Ormai sono passati decisamente molti anni ma nessuno si è più fatto vivo". Sarebbe quindi stato un vero peccato disperdere nel nulla questo importante tassello di patrimonio storico locale, soprattutto alla luce del fatto che è giunto integro fino a noi dopo chissà quali vicissitudini e dopo ben 1500 anni, per ricordare una evidentemente amata Nebonia che nel VI secolo giunse alla veneranda età di circa novant'anni. Roba mica da tutti per anni in cui la vita media era oltre a tutto decisamente più bassa.

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