Comune di Alice Castello - Provincia di Vercelli - Piemonte

martedì 23 ottobre 2018

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GUIDA TURISTICA

Alice nel 700

MISERE CONDIZIONI ECONOMICHE DEL PAESE
Di questi anni troviamo numerose relazioni sull'economia del paese, compilate in conformità agli ordini della Regia Intendenza di Vercelli. Esse sono lunghe ed accurate e accompagnate da osservazioni del Consiglio. ecco alcuni dati desunti dall'anno 1742. Le giornate di terreno comprese nel comune sono 6647; di queste 1583 sono gerbidi, 966 sono boschi, circa 42 sono occupate da fabbricati, così ne rimangono soltanto 4055 giornate di terreno coltivato. Gli abitanti sono 948, ma in questo numero non sono compresi gli inferiori di 5 anni perchè essi non hanno diritto alla razione di sale e perchè, data la forte mortalità infantile, si ritiene inutile prendere in considerazione chi non abbia superato tale ètà. Si producono 367,7 sacchi di grano; ma togliendo quanto ne occorre per la semente e quanto viene consumato dagli abitanti stessi, ne possono essere venduti solo 165,8. Tra l'altro si dice che non vi sono più di 40 individui che mangiano pane di grano e queste sono tutte persone distinte o ammalate. Per ciascun prodotto locale vengono poi date informazioni più particolareggiate. I prodotti elencati sono: segale, meliga, canapa, vino, castagne, noci, avena, bestiame, bozzoli. Ma la parte più interessante e che più ci fa riflettere è quella comprendente le osservazioni espresse dal Consiglio, a interpretazione del pensiero della Comunità, su questo stato di cose: " La ragione di tanta mancanza di necessario alla consumazione procede in specie dal fatto che si trovano molte famiglie numerose le quali si affaticano intorno ai pochi beni che sono insufficienti a dare di che vivere, essendo varie di esse costrette ogni anno andare a zappare marsaschi fuori territorio, e massime in quelle di Santhià, Tronzano, Bianzè e persino Livorno, mentre che li massari massime dell'Abbazia con sette o otto persone coltivano chi 50 chi 60 giornate di beni e con simile numero di persone altre famiglie coltivano chi sette, chi sei, chi meno giornate. Proviene anche dalla mala qualità del terreno cretoso, sassoso e giaroso, dal poco riposo che si da al medesimo; dalle tempeste e maligni influssi alle viti che massime negli anni precedenti sono morte e non sono potute ripigliare a ragione della debolezza del terreno e brina. Procede ancora dal gran numero di strade che si trovano nel territorio a causa che li beni dei Particolari sono dispersi in esso. Sicchè Alice può ben levar le pietre dai campi che è un buonissimo lavoro, ma avrà sempre la pelle attaccata all'osso, così anche il bestiame per mancanza di prati e per l'aridezza dei pascoli. Sicchè coi molti cotizzi, pesi, è poco utile si accontenti Alice dell'aria buona che è molto atta a gustar, ma non a soddisfar l'appetito."

ROGGIA DELLA MANDRIA
Si incominciò in quegli anni a dare sviluppo agli impianti di irrigazione dei campi; alcuni canali, come già il più nativo Naviglio di Ivrea, attraversavano i parte i terreni di Alice, ma questi non ne traevano un gran beneficio. La roggia della Mandria fu costruita in quegli anni per irrigare la tenuta della Mandria, che era di proprietà reale; attraversava, come oggi ancora avviene, il territorio del nostro comune, ma, oltre a non poterne usare le acque, i privati erano stati pure diffidati a costruire ponti o passaggi su di essa. La comunità si lamento (1695) perchè non si facevano fare i ponti necessari ad uso di coloro che avevano prati e campi posti oltre l'altra sponda, tanto più quelli costruiti dagli stessi proprietari erano stati abbattuti per ordine delle autorità.

STRADA PER CAVAGLIA'
Di quest'epoca è la costruzione della strada per Cavaglià. Da Borgo d'Ale verso Alice partivano due strade: una passava dentro l'abitato e continuava verso Cavaglià; l'altra passava ad ovest di S. Grato ed era chiamata Marchera, e si riuniva con la prima nei pressi della Dora morta. Quest'ultima strada era assai più breve, perchè tagliava in linea retta il territorio, evitando il passare in mezzo al paese; perciò coloro che avevano bisogno di transitare senza doversi fermare era assai più comoda l'altra. Siccome si trattava di un tratto di strada che univa due città già vivaci per l'industria e il commercio, cioè Torino e Biella, il traffico era abbastanza intenso. Purtroppo la sua manutenzione risultava molto difficile a causa della particolare conformazione del terreno e richiedeva gravi spese. Inoltre essa attraversava una zona disabitata e ricoperta da una selva assai folta che favoriva le imboscate. Le rapine e i taglieggiamenti ai viaggiatori erano assai frequenti e si erano verificati addirittura degli assassini. Facevano le spese di ciò particolarmente i mercanti che si recavano dall'una all'altra città. Nel 1746 il Comune rivolse domanda all'Intendenza di Vercelli per ottenere il permesso di sopprimere la strada della Marchera, sia ai fini economici, sia per riportare nella zona la tranquillità e la sicurezza pubblica. Espresse inoltre l'intenzione di sistemare la strada che attraversava il paese. L'approvazione giunse il 28 maggio 1770. La strada terminata risulo a forma di baule, larga due trabucchi e mezzo, fiancheggiata da due fossi della larghezza di tre piedi, secondo quanto era stato deliberato da Consiglio. La spesa fu di 25 soldi e 6 denari per ciascun trabucco.

POZZI - FORNI - PISCINE
Esistevano a quel tempo ne centro abitato quattro pozzi: di Tribiolo, costruito nel 1697, del Castello costruito nel 1728, di Giurales e di Villa. Un'altro pozzo si trovava al Cantone, ricordato anche col nome di cantone S.Germano. Il Comune possedeva due forni che cedeva periodicamente in affitto a privati: il forno di Villa e quello di Piazza. Si ha notizia che esistevano già nel 1580. Inoltre possedeva degli stagni, o piscine, in cui venivano immessi dei pesci che venivano dati in affitto a privati. Se ne ricordano alcuni; dell'Avate, alla Mandolera, al Pilone, ecc...

LEVATA DEL SALE
Ogni anno, alla fine di novembre, tutti i capi famiglia si presentavano in Comune e denunciavano il numero di tutte le bocche umane superiori agli anni cinque e del bestiame soggetto alla consegna. Fatto questo, il gabellotto faceva il prelevamento a Cigliano, dove esisteva l'agenzia generale delle Regie Gabelle, e lo trasportava ad Alice. Successivamente ogni capo famiglia provvedeva a ritirare quanto gli aspettava. La levata del sale, così regolamentata, fu imposta da regio editto del 1750. L'ufficio del gabellotto era messo all'incanto dal Comune e veniva affidato al concorrente che pretendeva un compenso minore. Al gabellotto era pure affidata la vendita dei valori bollati e più tardi anche del tabacco.

POPOLAZIONE
Per la levata del sale, perciò, si faceva ogni anno il censimento della popolazione al di sopra dei cinque anni; per questo si possono trovare dei dati precisi in proposito, mentre risulterebbe vana la ricerca presso l'anagrafe che in quei tempi non esisteva. cco alcuni dati: 1742 abitanti 948, 1746 abitanti 1042, 1836 abitanti 986, 1865 abitanti 1108. Nell'ultimo anno citato si ebbero 32 matrimoni, 87 nascite e 106 morti.

LUPI
Tra le tante calamità che colpivano i nostri avi c'era pure quella dei lupi. I nostri boschi, che ricoprono le colline dalla linea dolce che rasserena lo spirito in cui si gode una pace oggigiorno tanto rara, erano quei tempi il covo ideale di lupi famelici; era pericoloso avventurarsi, eppure la gente lo faceva ugualmente per cercar legna, foglie, funghi, castagne e per periodici lavori nei vigneti. In certe stagioni i lupi affamati uscivano dal bosco e assalivano il bestiame al pascolo. Negli ultimi tempi erano cresciuti in numero e baldanza e non assalivano solo il bestiame, ma addirittura si erano già avventati sui ragazzi che lo custodivano e ne avevano anche uccisi alcuni.

VENDITA DEI BENI ABBAZZIALI
L'Abate di S. Andrea da secoli non era più il feudatario consignore di Alice, ma continuò ad essere il più ricco proprietario di terre del nostro paese fino alla fine del 1700. Le tenute di S. Caterina, Nespolo e Vigna che ancora oggi sono le zone più fertili del territorio, erano proprietà dell'abbazzia che possedeva in totale ben 1300 giornate (4.953.000 metri quadri ) delle 6647 (25.325.070 metri quadri ) dell'intero comune. La popolazione guardava con invidia alle terre abbaziali, che erano fertili, ben lavorate, riunite in grandi tenute, non spezzettate come l resto del territorio e per più immuni da tasse di qualsiasi specie. Ma già si profilavano tempi peggiori per i Monasteri. Nel 1783 i beni ecclesiastici, con Regie Patenti della Camera, vennero sottoposti a pagare i due terzi del tributo dovuto dagli altri. Rimanevano esenti soltanto i beni parrocchiali perchè tenuti da chi aveva in cura le anime. Questo non fu che il primo passo. Nove anni dopo, il 4 ottobre 1792, la Camera emanò, per ordine di Sua Maestà, un decreto per cui dal 1° gennaio 1793, al fine di sopperire alle gravi spese a cui lo stato doveva andare incontro ( guerra contro la Francia ), fossero tolte tutte le immunità dei beni ecclesiastici, come già era stato deciso di intesa con la Santa Sede, eccetto che per le proprietà delle chiese parrocchiali. Nel 1799, durante l'occupazione francese, tutte le proprietà abbazziali furono incamerate dal Governo provvisorio, che successivamente le lottizzo, le mise all'incanto e le vendette a diversi privati.





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