Comune di Alice Castello - Provincia di Vercelli - Piemonte

venerdì 19 ottobre 2018

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GUIDA TURISTICA

Il Risorgimento

CONGRESSO DI VIENNA
Nel 1815, l'astro del Buonaparte era definitivamente caduto; col congresso di Vienna si tentò di riportare l'Europa a ciò che era prima della rivoluzione francese e delle conquiste napoleoniche. I sovrani destituiti vennero rimessi sul trono; così fece ritorno a Torino dalla Sardegna, dove era rimasto per tanti anni protetto dalle navi inglesi, il Re Vittorio Emanuele I, succeduto al fratello Carlo Emanuele IV. Ma le cose non tornarono precisamente quelle di prima; le idee di uguaglianza, fratellanza e libertà, parole sempre presenti nei roboanti proclami dell'epopea rivoluzionaria, penetrarono a poco a poco nelle menti, presero consistenza generando fra le popolazioni, divise e oppresse dallo straniero come le italiane, gli ideali di unità e d'indipendenza. I moti rivoluzionar! carbonari e mazziniani scoppiarono un po' dovunque, ma soprattutto nelle città, mentre nelle campagne più lenta fu la penetrazione delle nuove idee.

LO STATUTO ALBERTINO
II 4 marzo 1848 il Re di Sardegna, Carlo Alberto, promulgò lo statuto che doveva diventare allora legge del suo piccolo stato e più tardi dell'Italia intera e tale rimanere fino all'avvento della Repubblica. La costituzione piemontese era assai liberale per quei tempi: si basava sulla distinzione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario; prevedeva l'esistenza di una Camera dei Deputati eletta dal popolo e di un Senato nominato dal sovrano; ciò garantiva abbastanza largamente le libertà del cittadino.

AMMINISTRAZIONE COMUNALE - VOTAZIONI
Anche in materia di amministrazione Comunale si procedette a delle riforme che furono stabilite con la legge n. 807 del 7 ottobre 1848 .Ad Alice le prime elezioni amministrative si effettuarono nel novembre dello stesso anno; il Consiglio era formato di 15 mèmbri e il sindaco era scelto fra essi dal rè e nominato con decreto reale per un periodo di tre anni, (soltanto dopo il 1898 la carica di sindaco divenne elettiva, cioè votavano i Consiglieri stessi). Ecco, ad esempio, come si procedette alle votazioni di tré consiglieri comunali in sostituzione di altrettanti scaduti perché militari. Ciò avvenne il 10 luglio 1849. Il seggio fu stabilito nell'Oratorio della Confraternita; al muro fu affissa la lista degli elettori che erano soltanto 84, perché il suffragio non era universale, ma erano ammessi al voto soltanto i capifamiglia che godevano di un determinato censo e che non erano analfabeti; in tal modo erano esclusi lutti i non abbienti. Il Presidente del seggio chiamò a voce alta, seguendo l'ordine della lista, gli elettori che ricevettero un « bollettino »; terminata l'operazione del voto il bollettino venne consegnato al Presidente che lo introdusse in un'urna. Votarono solo 24 elettori, ragione per cui si lasciò passare un'ora e poi il Presidente fece una seconda volta l'appello, chiamando soltanto quelli che non avevano risposto alla prima chiamata. Non si presentò più nessuno. Allora il Presidente dichiarò compiuta la votazione, riaprì l'urna e con l'aiuto di due scrutatori iniziò lo spoglio. Al termine, il Presidente, di fronte agli elettori riuniti, proclamò a voce alta gli eletti; poi furono arsi i bollettini e l'adunanza si sciolse. La percentuale molto bassa (28,57%) dei votanti a che cosa era dovuta? Forse ai lavori di mietitura, visto che si era all'inizio di luglio.

PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA
Quelli erano anche gli anni della prima guerra d'indipendenza; Alice dovette inviare al fronte un forte contingente di uomini, specie nella seconda fase della guerra (1849) quando Carlo Alberto, per far fronte alle soverchianti forze austriache, richiamò anche classi di anziani affinchè l'esercito piemontese raggiungesse le 90 mila unità.

DI NUOVO LA GUARDIA NAZIONALE
Come al tempo della dominazione francese, in ogni comune s'istituì la Guardia Nazionale, che si chiamò pure Milizia Comunale, in forza dell'editto regio del 4 marzo 1848. Alice aveva due compagnie, che comprendevano in totale circa 300 uomini; ogni compagnia aveva un capitano, due luogotenenti e due sottotenenti, dei sergenti e dei caporali. Gli ufficiali e i sotto ufficiali venivano eletti dai militi stessi a maggioranza di voti e tali elezioni si svolgevano nella chiesa della Confraternita, dinanzi al « Consiglio di ricognizione », che era formato dal Sindaco e da due consiglieri anziani. Le compagnie riunite dei Comuni di Santhià, Alice e Carisio formavano un battaglione che era comandato da un maggiore e che aveva sede a Santhià. Gli ufficiali del battaglione e una rappresentanza di quattro militi per ogni compagnia sceglievano dei nominativi e con essi formavano una « rosa », tra cui il rè a sua volta faceva la scelta nominando il maggiore. Per un breve periodo fu maggiore il proprietario del castello di Alice, barone Camillo Duport. Gli ufficiali prestavano singolarmente giuramento nel giorno della festa dello Statuto (4 marzo), in pubblica piazza pronunciando le seguenti parole: « Giuro fedeltà al Rè, obbedienza allo Statuto e atte leggi della Monarchia ». La stessa formula veniva pronunciata collettivamente da tutti i militi schierati in piazza. I compiti della Guardia Nazionale riguardavano la difesa del Comune, della popolazione e delle cose, nonché il mantenimento dell'ordine pubblico e l'applicazione delle leggi e dei regolamenti locali.

RACCOLTA DEL TRIBBIO
Nel 1849, ad esempio, i militi ebbero l'incarico di arrestare coloro che raccoglievano abusivamente nei terreni comunali e privati il trebbio o tribbio, un arbusto che veniva usato per la fabbricazione di spazzole vendute poi in paesi e città vicine. Il trebbio cresce nei gerbidi, terreni in quei tempi sfruttati come pascoli, e la sua raccolta causava danni tali da provocare ripetutamente le reazioni di coloro che portavano il bestiame al pascolo.

1849 - 1859
Sotto la guida del ministro Cavour, il Regno di Sardegna si andava rapidamente riprendendo dalla dolorosa sconfitta subita a Novara; i trattati di pace furono assai duri e ci volle l'opera assidua dei Piemontesi per rimediare ai danni di una guerra perduta. Furono fatte riforme radicali, furono aiutate le iniziative private, l'industria e l'agricoltura.

SECONDA GUERRA DI INDIPENDENZA
Nel 1859 iniziò la seconda guerra d'indipendenza; ai primi di maggio gli Austriaci giunsero molto vicino ad Alice, essendo stata invasa la pianura vercellese. Fu soltanto con uno stratagemma che si riuscì ad impedire all'esercito nemico di occupare l'intera regione: sotto la direzione dell'ingegner Carlo Noè si aprirono le chiuse dei numerosi canali d'irrigazione allagando tutta la campagna, strade comprese. La marcia del nemico fu arrestata e gli alleati Francesi ebbero il tempo di congiungersi alle truppe piemontesi. Si combattè a Palestre, a pochi chilometri da Vercelli, a Montebello e a Magenta; gli Austriaci furono ricacciati e la guerra terminò con la vittoria dei nostri. La Lombardia era liberata.

IL REGNO D'ITALIA
Seguirono numerosissime annessioni di province del Centro e la spedizione garibaldina nel Sud (1860). Il 14 marzo 1861, nel Palazzo Carignano a Torino, si radunò il primo parlamento italiano composto di deputati e senatori di ogni regione (eccetto le tre Venezie e il Lazio) che proclamarono il Regno d'Italia, acclamando Re Vittorio Emanuele II. Alice fu costituito comune d'Italia il 17 marzo 1861. Ma le guerre non erano ancora terminate: nel 1866 ci fu la terza guerra d'indipendenza, con la quale si ottenne il Veneto, e nel 1870 la presa di Roma. L'Italia era finalmente unita, ma le condizioni della popolazione rimanevano misere. Si cercò di portare la nostra patria all'altezza delle grandi nazioni europee: furono costruite strade e ferrovie, si rese l'istruzione obbligatoria a tutti; si aiutarono l'industria e l'agricoltura; si potenziò l'esercito. Ma per realizzare tutto ciò si ricorse a nuove tasse, alcune delle quali, come quella sul macinato, gravavano molto sulle popolazioni rurali.

EMIGRAZIONE
Verso la fine del secolo ecco verificarsi un altro fenomeno che interessò moltissimo anche Alice: l'emigrazione. La terra non dava cibo sufficiente ai suoi numerosi figli e molti giovani, fra i più validi e audaci, partirono per le Americhe, l'Africa e le nazioni europee più industrializzate.

COLONIE
Per non far disperdere inutilmente le energie di tante centinaia di migliaia di emigranti si pensò fosse più opportuno indirizzarle verso qualche terra italiana; iniziò così la conquista delle colonie e i nostri giovani partirono per la guerra in Eritrea, Somalia, Libia e più tardi in Etiopia.






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